La mancanza di consapevolezza è uno dei principali ostacoli alla vita. E’ proprio la scarsa consapevolezza  che spesso ci predispone allo sviluppo di problemi, come ansia, stress; comportamenti nocivi per il nostro benessere. Essere consapevoli significa vivere senza passato e senza futuro, vivere il momento presente, imparando a rivolgere l’attenzione ad aspetti della vita che solitamente ignoriamo come le emozioni sia esse positive che negative, le cose semplici che ci accompagano nelle nostre esperienze quotidiane e soprattutto ci aiuta a ritrovare quella parte di noi assopita che aspetta solo di essere “risvegliata”.
Secondo il pensiero orientale la mente umana è come una scimmia impazzita che passa costantemente da una liana all’altra senza sosta, in preda alla follia.

Proprio come una scimmia, che girovagando nella foresta afferrasse un ramo, lasciandolo poi andare per afferrarne un altro per poi lasciare andare anche quello per afferrarne un altro ancora, allo stesso modo, ciò che chiamiamo ‘mente,’ ‘mentale’ e ‘coscienza’ sorgono in un certo modo per poi diventare qualcosa di diverso dal giorno alla notte. In questo contesto l’espressione “dal giorno alla notte” sta ad indicare il cambiamento continuo o impermanenza della mente.

La meditazione è un “mezzo” che si utilizza per raggiungere una maggiore padronanza delle attività della mente, per “domare” i nostri pensieri che saltano continuamente come una scimmia impazzita.
Meditare significa mantenere la mente calma per raggiungere la pace interiore attraverso la concentrazione senza sforzo, ottenendo una più alta coscienza del mondo che ci circonda, vivere il presente senza preoccuparci del passato o del futuro.
Meditare è un bellissimo viaggio che si compie attraverso l’ascolto del respiro che fluisce all’interno del corpo, un ascolto alternato di sensazioni fisiche piacevoli e sgradevoli che si attenuano poi cessano e che ci fanno prendere consapevolezza dell’impermanenza.

Lo stato meditativo può essere spontaneo, cioè nasce ogni qual volta stiamo facendo qualcosa che ci piace ad esempio facendo attenzione alle sensazioni quando camminiamo, quando beviamo un tè, oppure al gusto di una pietanza quando mangiamo, all’osservare l’ambiente intorno a noi, i rumori, gli odori, i colori; prestando attenzione a qualsiasi azione stiamo svolgendo. In questo caso è l’attività stessa che calma la mente senza sforzo, assorbendola nel momento presente e aprendola a un’accresciuta consapevolezza dell’esistenza. Benché possa essere molto soddisfacente, si tratta di un’esperienza meditativa meno profonda di altre, perché concentra parte dell’attenzione sull’attività che stiamo svolgendo, allontanandola dalla reale fonte di beatitudine e cessa con l’esaurirsi dell’attività stessa. (Invito alla lettura: “Quando bevi il tè stai bevendo nuvole” Thich Nhat Hanh)
Invece la meditazione intenzionale, la quale prevede che si resti seduti (o si cammini) in silenzio per placare la mente e distaccarla dalla sua normale attività. Per raggiungere questo stato è necessario concentrarsi su un oggetto, un suono (come un mantra), il proprio respiro, oppure “osservare” i pensieri senza farsi coinvolgere. In tal caso, può succedere che la mente, all’inizio, opponga resistenza perché preferisce evitare la quiete.

Se non riesci a fermare i pensieri lascia che si muovano liberamente in modo da guidarli verso una profonda consapevolezza


Un’altra tecnica la suggerisce lo Yoga, che offre alcune importanti alternative alle pratiche meditative più comuni. Invece di placare la mente o distaccarsene, le si chiede di fare ciò che più le piace: muoversi. L’attenzione segue un percorso specifico, finché la mente non si calma spontaneamente. In questo caso, la mente viene messa in movimento collegandola a un’immagine dinamica: muovendo il respiro lungo sottili canali di energia. “Ricreando” l’immagine in movimento con ogni respiro, la mente è così occupata da non avere il tempo di pensare o di opporre resistenza.
Questa concentrazione si può utilizzare quando il corpo è immobile nell’asana, osservando il respiro che scorre all’interno del corpo, visualizzando la forma dell’asana attraverso gli occhi della mente.
Infine c’è il Pranashuddhi, versione meditativa del Pranayama, che consiste nel respirare mentalmente in modo alternato attraverso le narici. Invece di chiudere fisicamente una narice per volta, si visualizza il respiro come un flusso che scorre prima attraverso una narice e poi l’altra, che ha come punto di arrivo il terzo occhio, la parte del cervello associata alla saggezza intuitiva e alla visione spirituale.
Questo avviene perchè quando il flusso è equilibrato le due parti del cervello sono in armonia e placano la mente. Secondo lo Yoga, quando il terzo occhio è attivo può indurre a un’esperienza diretta con l’Infinito. Mentre il Pranayama influisce sul corpo e sul sistema nervoso, il Pranashuddhi può offrirti un percorso più immediato verso una mente calma ed equilibrata. Puoi usare questo metodo, straordinariamente semplice e accessibile, in ogni momento, sia come pratica completa sia come preparazione alla meditazione.
Dal punto di vista pratico, se hai difficoltà a stare seduto con le gambe incrociate, inizia a meditare seduto sulla sedia l’importante è tenere la schiena ben estesa, per consentire al respiro di scorrere liberamente all’interno del corpo.
Altrimenti ci sono varie posizioni meditative, puoi anche utilizzare un cuscino, quello più utilizzato è lo zafu oppure il cuscino a luna, l’importante è avere la colonna bene estesa, le ginocchia più in basso dell’ombelico, in modo da estendere bene la colonna e non perdere le curve fisiologiche, ricordati che la posizione deve essere mantenuta senza sforzo e inserire l’ausilio dei cuscini può essere molto utile per far si che durante la pratica la tua mente sia rivolta verso l’interno.