Le posizioni sedute

Nelle civiltà industrializzate la gente trascorre la maggior parte del tempo seduta (o buttata su un divano).
Ciò che le scarpe rappresentano per i nostri piedi può essere paragonato a quello che sedie, sedili e poltrone rappresentano per il nostro bacino e la nostra colonna vertebrale. Nello yoga, come si crea una nuova relazione tra piede nudo e suola nelle asana in piedi, così anche nelle posizioni sedute si crea una nuova relazione tra le anche, il bacino, la parte bassa della colonna e la terra, quando sono queste a sostenere il peso. Se praticati con la dovuta attenzione per l’anatomia delle articolazioni, dei muscoli e dei tessuti interessati, sedersi nella posizone corretta contribuisce a ripristinare parte della flessibilità naturale che da bambini ci permetteva di giocare a terra per ore senza stancarci. Oltre al recupero della funzione naturale del bacino e della parte inferiore della colonna, le posizioni sedute dello yoga sono associate ad un tipo di pratica più avanzata. Il termine asana può essere tradotto letteralmente con “posizione seduta” e, da un certo punto di vista, tutte le asana possono essere considerate un modo sistematico per liberare la colonna, gli arti e il respiro in maniera da poter trascorrere seduti periodi di tempo prolungati. Assumendo queste posizioni, che sono le più stabili, non si è distratti dalla gravità né dall’ equilibrio e tutta l’energia può essere dedicata al lavoro contemplativo della meditazione.

L’obiettivo delle posizioni sedute è sthira e sukha, ovvero stabilità e comodità. Se il bacino e le gambe sono disposte in modo da sostenere chiaramente la colonna quest’ultima può poi essere un sostegno per il cranio e insieme possono proteggere il cervello e il midollo spinale. Il sistema nervoso puó registrare questa sensazione sostegno e comodità e rivolgere l’attenzione ad altre pratiche come il pranayama o meditazione.
Quando il bacino e le gambe sostengono in modo efficace la colonna vertebrale, le coste sono libere di muoversi con il respiro invece di far parte del meccanismo di sostegno.
Nella disposizione delle gambe è bene osservare se le ginocchia si trovano più in alto più in basso . Vi sono vantaggi e svantaggi in ognuna di queste scelte. Stare seduto con le gambe incrociate e le ginocchia più elevate rispetto alle articolazioni coxofemorali può essere utile per coloro che non hanno molta facilità di ruotare esternamente o abdurre le articolazioni delle anche (ovvero se le ginocchia non aprono facilmente di lato). Per queste persone, incrociare le gambe in modo che le ginocchia siano più elevate rispetto alle anche può far ricadere il peso del femore nell’acetabolo e sulla tuberosità ischiatica. Tuttavia, se vi è rigidità nella parte posteriore del bacino o nelle articolazioni delle anche, avere le ginocchia più elevate rispetto alle anche può far inclinare il bacino posteriormente e flettere la colonna.
Per mantenere una postura verticale sarà allora necessario impegnare i muscoli della colonna o contrarre i flessori dell’anca per portare in avanti il bacino e la colonna, ma per i muscoli della schiena e della parte frontale delle articolazioni delle anche subentra presto la stanchezza.

In alternativa, tenere le ginocchia più basse delle anche sollevando la seduta) evita di portare il bacino in retroversione e rende più facile mantenere la curva lombare della colonna. La difficoltà di questa disposizione delle gambe consiste nel fatto che può posizionare il soggetto troppo in avanti sulle tuberosità ischiali. Le curve della colonna, in particolare la curva lombare, possono essere molto esagerate da questa anteroversione e inoltre i muscoli della schiena devono rimanere attivi per evitare la flessione in avanti.
In un caso o nell’ altro, una anteroversione o una retroversione eccessivari chiede di utilizzare continuamente i muscoli per evitare di cadere. L’obiettivo deve essere quello di trovare la posizione delle gambe che per metta al peso di ricadere il più precisamente possibile dalla colonna attraverso il bacino sugli acetaboli e sul sostegno dato dal suolo, indipendent mente dal fatto che le ginocchia siano più in alto o più in basso rispetto al bacino. In questo modo, è necessario solo un minimo sforzo muscolare per allineare le ossa e sostenere il carico. Per alcune persone questo implica sollevare molto la seduta o anche sedersi su una sedia fino a che non si raggiunga una maggiore mobilità nel bacino e nelle gambe. In un’asana seduta ben eseguita l ‘ equilibrio intrinseco di bacino, colonna e meccanismo di respirazione fornisce supporto posturale a tutto il corpo e l’energia liberata attraverso lo sforzo può essere convogliata su processi più interni, come respirazione o meditazione.

Tratto dal libro: Yoga Anatomy – Kaminoff Matthevws

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